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La smart factory nei processi di internazionalizzazione

Nei processi di internazionalizzazione un’analisi attenta va destinata all’organizzazione da fornire alla nuova Legal Entity al fine di renderla più rispondente alle esigenze di business, coniugate con flessibilità ed affidabilità dell’intero processo aziendale. In tale contesto, la necessità di dare vita a nuovi modelli di business coerenti con la trasformazione digitale ha fatto sì che la produzione sia sempre più focalizzata sulla catena del valore. L’obiettivo è rispondere alle esigenze attraverso una logica di servizio e non più esclusivamente di prodotto. Nella nuova fabbrica da costruire in un contesto internazionale diventa importante sviluppare un’architettura articolata il cui obiettivo è creare le fondamenta per la digitalizzazione dei processi aziendali e per la realizzazione di veri e propri sistemi cyberfisici attraverso i quali è possibile integrare elementi meccanici, elettronici e digitali, migliorando costantemente le performance di processo e la gestione della filiera dei dati.

La chiave di volta è la convergenza IT-OT

Gli investimenti che vengono effettuati in un processo di sviluppo internazionale devono andare nella direzione di conseguire un allineamento al nuovo modello di business, non più basato, come abbiamo esposto prima, sul prodotto ma sul servizio. E’ un processo di trasformazione generale che da un punto di vista organizzativo e operativo rende indispensabile una reale ed efficace convergenza tra Operational Technology e Information Technology, tra Mes ed Erp, tra Produzione e Supply Chain. E’ così possibile monitorare costantemente nell’ambito di uno sviluppo internazionale le performance dei processi aziendali e produttivi in particolare, riducendo notevolmente i tempi di inattività e i costi di esercizio, ivi inclusi quelli di start up.

Affrontare il cambiamento in modo dinamico e reattivo

Da questo scenario emerge un chiaro segnale: coloro che hanno avuto successo nel processo di internazionalizzazione non sono tanto le grandi aziende dell’automotive, del farmaceutico e dell’oil &gas quanto, piuttosto, le aziende di medie dimensioni che, in virtù di una maggiore flessibilità – caratteristica dominante della media impresa – si sono dimostrate più capaci nell’affrontare il cambiamento, all’interno di uno scenario internazionale. Inoltre, tali Aziende hanno saputo dimostrare in modo dinamico e reattivo ed al tempo stesso più efficace la capacità di implementare un approccio integrato sia in termini di visione e sia di execution. La trasformazione non è un processo legato solo alla tecnologia, ma un processo che innesca un nuovo modo di fare azienda soprattutto quando è in gioco un processo di sviluppo internazionale. Se la prima fase della trasformazione digitale ha impattato essenzialmente sul mercato B2C, il paradigma Industria 4.0 sta ora determinando la trasformazione del mercato B2B. In questo nuovo contesto, serve entrare in contatto con il Cliente che diventa parte integrante e attiva del processo di creazione del valore. Con l’affermazione della dimensione d’impresa 4.0 viene ribaltato lo stesso concetto di Supply Chain. Il focus è ora sulla catena del valore e l’obiettivo è rispondere alle esigenze attraverso una logica di servizio. Non è la tecnologia che determina il cambiamento, questa è solo una conseguenza. Il cambiamento si determina per la necessità di passare da una logica di piattaforma di prodotto ad una di piattaforma di servizio. E’ un processo di trasformazione che investe progressivamente e in modo sostanziale gran parte delle aziende. E’ già evidente nel mondo automotive, dove le big del settore veicolano la propria offerta attraverso finanziarie. Credo che questo modello si estenderà al mondo del manufacturing, anche delle piccole e medie imprese.

Più spazio alla robotica, ma il governo della trasformazione dipende dall’uomo

Occorre evidenziare, tuttavia, che anche in un processo di internazionalizzazione non possiamo credere che la digitalizzazione corrisponda ad una perdita di centralità della componente umana. In generale, l’industria 4.0 non corrisponde a un’ineluttabile supremazia della macchina sull’uomo. I robot, anche nella versione cobot, ad esempio, utilizzata oggi in contesti di manufacturing collaborativo, sono soltanto strumenti, per quanto utilissimi, che continuano a operare per logiche associative e commutative. In buona sostanza, l’uomo sarà sempre artefice dei cambiamenti grazie a conoscenze e competenze in termini di capacità cognitive e relazionali che non sono trasferibili ad alcuna macchina. La sfida si traduce nel governare un modello di cambiamento che tende a valorizzare le competenze più qualificanti presenti in azienda. Ne consegue che l’automazione estrema introdotta dalla robotica è solo un vantaggio per l’uomo, che metabolizza attività a basso lavoro aggiunto, dando la possibilità all’uomo di dedicarsi ad attività più qualificanti che comportano il miglioramento di qualità e produttività.

Occorre ragionare non più con una logica lineare – fornitore, fabbrica, cliente. Oggi il tutto si sposta su quella che è la catena circolare del valore, basata sostanzialmente su una piattaforma di servizio dove le competenze digitali giocano un ruolo chiave per rispondere alle esigenze delle aziende. E’ un processo di trasformazione graduale che comporta un importante cambiamento culturale poiché il personale deve essere preparato a presidiare le principali aree di competenza in termini di Knowledge, Comunicazione Virtuale, Creatività e Self Empowerment. Tutto questo agevola il processo di internazionalizzazione sin dalle fasi iniziali di start up, consentendo di minimizzare i rischi ed i costi cogliendo al contempo le opportunità che il mercato locale offre. Flessibilità e produttività vanno di pari passo poiché è il mercato a chiedere di essere flessibili, e di rispondere in tempi brevi. Essere consapevoli che il mondo è cambiato è fondamentale per far sì che le persone partecipino a un processo di cambiamento. La tecnologia è sempre e solo un mezzo e non un fine. La persona è e rimarrà al centro dello sviluppo della fabbrica digitale ma certamente in un processo di internazionalizzazione tale sviluppo rappresenta un aspetto di successo per la riuscita del progetto al fine di renderlo affidabile, competitivo e sostenibile nel tempo.

 

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Ing. Angelo Avellino

Team Partner Lombardia

Manager a Tempo® | CEO

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