In Business Design, Leadership, Strategy

L’impatto emotivo del lockdown si sta un po’ spegnendo.

La frequenti riunioni, l’uso spasmodico di Zoom o Skype, la capacità di organizzare e pianificare in breve tempo e con estrema efficacia le attività del proprio team, lo scambio spontaneo e inusuale di idee con i colleghi, il sentimento condiviso di aiutare la propria azienda ad uscire dall’emergenza, stanno perdendo un po’ di significato e sembra ritornare quel “new normal” tanto sognato e invocato.

In questi giorni di emergenza molti hanno imparato a conoscersi. IL Leader ha dovuto mettere da parte le sue profonde convinzioni di condottiero “senza se e senza ma” cercando di imparare tante cose nuove su se stesso e sugli altri. Sono emersi i caratteri personali più virtuosi ma anche quelli che si abbandonavano al fatalismo e al silenzio quando invece bisognava prendere posizione e pensare solo a tirarsi su le maniche, a proteggere e a sostenere, a mantenere alto l’entusiasmo fino al termine dell’emergenza.

La ripresa post-crisi richiede una sfida ancora più profonda

Il leader e il suo team si stanno rendendo conto che è finito il tempo di salvaguardare il proprio business. Ora con la ripresa c’è la necessità di capire cosa cambierà e come evolverà il modo di fare business. La capacità visionaria tipica della leadership è saltata completamente. La sicurezza di affidarsi completamente alla visione del proprio leader è stata minata e tutti sono in attesa di capire cosa ci riserverà il futuro.

Ampliare la propria capacità di vedere le cose

Il Leader deve cambiare ancora e il modus operandi messo in atto durante la crisi acuta non funziona più. La sua capacità di vedere le cose deve espandersi smisuratamente. Nulla sarà più scontato. C’è un mercato là fuori che cambia e che evolve ancora più velocemente soprattutto in quei Paesi dove l’emergenza fatica a finire. La turbolenza di mercati porta a ripensare il proprio modello di business cercando un nuovo significato. L’organizzazione deve essere reindirizzata velocemente con tutte le sue risorse in funzione dei cambiamenti che dovessero avvenire. L’organigramma, così come lo abbiamo inteso finora, non può più essere appeso ad un quadro e lasciato alle cure dell’impresa delle pulizie.

Riorganizzare il proprio team premiando coloro che hanno fatto emergere coraggio e talento

Questa è un’altra sfida per il Leader. Lo stato di emergenza ha fatto affiorare i lati buoni e cattivi delle persone che fanno parte del proprio team di lavoro. La crisi diventa perciò l’opportunità di riassettare la propria squadra per poter affrontare le prossime ondate di turbolenza. Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno potremmo dire che la crisi ci è stata di aiuto per imprimere una marcia in più che probabilmente molte organizzazioni ne avevano bisogno.

Adattarsi a mettere in ordine la propria stanza

Terza sfida per un leader che deve riprendersi dal post-crisi è di sforzarsi di guardare la realtà e capire i problemi anche nei piccoli dettagli. Probabilmente prima non accadeva. Le sue decisioni erano frutto di analisi riportate da altri. Ora il leader deve uscire dal proprio ufficio e calarsi nelle cose pratiche e quotidiane di tutti i giorni. Per farlo però deve avere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti, soprattutto di coloro che sono stati allontanati forzatamente con lo smart working. Il ritorno in ufficio di chi per mesi ha lavorato in remoto è una grande opportunità per il leader. Si presenta l’occasione di trasmettere una cultura e dei valori aziendali più forti di prima stimolando un nuovo modo di interagire con le persone.

Dopo aver spento l’incendio c’è bisogno di equilibrio

Il Leader che si è gettato con passione e coraggio in mezzo all’incendio per spegnerlo ora deve fare un passo indietro. Non è facile ritornare alla normalità. A molti sarà capitato di vivere un evento o un’esperienza straordinaria e poi essere catapultato improvvisamente nella realtà di tutti giorni.

L’incendio si è spento ma c’è ancora pericolo di qualche nuovo focolaio. Il Leader non può attenuare l’attenzione, ma anzi deve vigilare e avere un’attenzione costante su ciò che sta succedendo.

Tale atteggiamento iperprotettivo non deve essere però esagerato. Il Leader deve avere l’intelligenza di capire quando intervenire per risolvere i problemi o quando invece fare un passo indietro perché è più importante contenere l’impatto emotivo della propria squadra.

La ripresa post-crisi impone un nuovo equilibrio per la leadership. Capacità di guidare gli altri al ritorno alla normalità e determinazione nel rivedere e riprogettare il proprio futuro.

Recommended Posts

Lascia un commento

Accetto la Privacy Policy

Start typing and press Enter to search