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TEMPORARY BLOG

ANALISI E DIAGNOSI: DALL’ ”ACTUAL” AL “FUTURE”

(da “Il Turnaround Temporary Manager” di Marco Zampieri)

Ottenuta la fiducia dell’imprenditore e del Top Management nel primo incontro, il Temporary Manager avvia la seconda fase di check-up. L’obiettivo ora è fare un’analisi più approfondita della situazione aziendale mettendo in luce le criticità, gli spazi d’intervento e le modalità operative.

Il Temporary Manager prima di prendere determinate decisioni che andranno ad incidere nell’organizzazione aziendale, ha bisogno di un periodo di tempo per prendere coscienza delle problematiche esistenti. A volte, alcuni problemi che apparentemente sembrano di facile lettura si rilevano difficili da analizzare. I rapporti interpersonali, gli spazi di potere createsi nel tempo o situazione esogene di mercato necessitano di approfondimenti mirati che non sempre si riesce a fare emergere in pochi giorni.

Il Temporary Manager in questa fase deve avere alcuni obiettivi chiari:

  • Creare una fotografica reale dell’azienda o delle singole business unit (Actual);
  • Valutare se determinate azioni trovano fattibilità e risultati concreti in caso d’intervento (What if);
  • Definire se vi sono le premesse finanziarie, organizzative e gestionali per intervenire (Resources);
  • Redigere il Piano Strategico e Operativo che una volta condiviso con l’imprenditore o il Top Management diventerà la strada maestra da seguire e implementare (Future).

Come accennato nei capitoli precedenti del “Turnaround Temporary Manager”, se vi è presente un documento recente di due diligence, l’analisi della seconda fase risulterà essere facilitata in quanto il Temporary Manager si concentrerà ad approfondire le tematiche che sono emerse essere le più urgenti.

La presentazione del Piano Strategico e Operativo è un altro momento cruciale per il Temporary Manager nel quale mette nuovamente in gioco la fiducia acquisita nel primo incontro. Soprattutto con le piccole e medie imprese l’esposizione dell’analisi e della diagnosi deve essere declinato con assoluta semplicità e oggettività. Non c’è spazio per interpretazioni personali e congetture prive di fatti reali. Il Piano deve essere espressione di un lavoro fatto sul campo che si riassume in pochi punti, chiari e concreti.

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Autore: Marco Zampieri
Pubblicato il 03 / 04 / 19
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