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TEMPORARY BLOG

#6 HR DI FRONTIERA.
DELLA SEDIA E DI CHI VI SI SIEDE

Ci chiediamo spesso, soprattutto noi HR, quali siano le nostre motivazioni al lavoro, all’azienda o all’organizzazione in cui operiamo e, quando sofistichiamo, se ci riconosciamo in essa o meno.

Lavorare stimola le nostre capacità, ci qualifica e proietta su una parete lontana le nostre ambizioni.
Lavorare contiene una forte parte emozionale come tutte le relazioni umane.
Quando iniziamo un nuovo lavoro, la proiezione su questo delle nostre aspettative, le motivazioni personali e la bellezza di tutto il nuovo che porta in sé ci restituiscono sensazioni di benessere.

GLI STIMOLI E LA ROUTINE

Tuttavia, durante il percorso professionale le aspettative vengono gradualmente sostituite dalle cose che accadono, le motivazioni personali si affievoliscono mentre routine e piccolezze sostituiscono la bellezza. Le difficoltà della professione, invece, perdurano quasi sempre invariate.

LA FASE DELLA SEDIA

Se desideriamo crescere professionalmente o lasciare un segno e non rinnoviamo i nostri stimoli (progetti, nuovo ruolo, crescita di responsabilità) lavorare diventa meno confortevole, più scomodo, ma ci dà comunque certezze. E’ la fase della sedia.
Alcuni di noi ci stanno bene: quella sedia “è la vita” e la accettano come un necessario adempimento che soddisfa le aspettative sociali o come possibilità di dedicarsi ad altro al di fuori.
Altri da quella sedia vogliono alzarsi e cercano soluzioni misurandosi con le proprie lontane ambizioni, ma ciò è spesso frustrante (anche per gente come J. Bezos e E. Musk): le ambizioni sono lì che ci aspettano su quella lontana parete ma non sappiamo come arrivarci, sia per il carico della vita (proporzionale al tempo e alle scelte fatte), sia per la nostra indole.
E la nostra proiezione non coincide più con quel profilo proiettato.
Altri corrono solo verso soluzioni all’interno del loro perimetro visuale, scendono frettolosamente nel dettaglio, ma non alzano lo sguardo. Se ho 35 anni e da 10 faccio un lavoro che da qualche anno non mi soddisfa, oggi non è il tempo di fare il bilancio delle mie competenze o scegliere un corso di specializzazione, oggi è tempo di decidere chi vorrò essere.

ACCETTARE LA NUOVA SEDIA

Disegnare il nostro percorso professionale, definire le sue tappe brevi e averne chiara la meta (il suo bilanciamento con la vita) ci restituisce il controllo di ciò che facciamo, anche quotidianamente.
Mantenere il controllo del nostro progetto è difficile.
Se lo avremo chiaro non sarà difficile anche cambiarlo davanti agli imprevisti, o accettare la sedia: ne saremo comunque consapevoli.
Se lo condividiamo con quelli di cui ci prendiamo cura, il successo sarà maggiore.
Non è facile ma è un dovere che abbiamo verso noi stessi e verso chi ci circonda.

Buona vita!

In foto la mia sedia qui, scomoda davvero.

 

Stefano Pozzi
Temporary Manager Professionista
Specializzato HR | Relazioni Industriali
Diritto del Lavoro | Change Management
stefano.pozzi@manageratempo.com

Foto di sfondo tratta da pexels.com

 

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Autore: Stefano Pozzi
Pubblicato il 16 / 11 / 21

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